Domenica, Maggio 20, 2012
In scena dal al al Teatro Duse
C’è molto Veber quest’anno in teatro: La cena dei cretini, La cage aux folles (Il vizietto – Veber curò i dialoghi dell’adattamento cinematografico), e ora L’apparenza inganna. Stavolta però il testo nasce per il cinema e poi viene adattato per il palcoscenico, e questo si vede perché ci sono molte ambientazioni, che in teatro vanno ricreate. Però un plauso va all’ideatore della scenografia perché è molto funzionale e elegante allo stesso tempo e riesce a coniugare almeno 5 o 6 ambienti diversi. Come tutte le commedie di Veber – inutile dirlo ormai – il meccanismo è un orologio svizzero, dove ogni cosa accade perché è necessaria allo sviluppo della trama. E quindi si ride e ci si diverte dall’inizio alla fine. Bravi gli attori e ovviamente bravi i protagonisti Solenghi e Micheli che non hanno esagerato i loro ruoli rischiando di trasformarli in macchiette. L’idea della trama è semplice: un impiegato in una azienda che fabbrica preservativi si finge gay per non venir licenziato. Un suo collega omofobo per paura di venire licenziato in quanto omofobo, diventa improvvisamente molto gentile con il collega che ha fatto outing. Semplice, divertente, intelligente, e alla fine fa pure un po’ riflettere. Veber è proprio bravo. Tornando alla messinscena, diciamo che mi è sembrata di buon livello, meglio di tante altre cose che ho visto ultimamente. Una serata che passa in allegria, e di questi tempi è una gran cosa.
Carlo Magistretti
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